World Wide Award 2026
Le mie impressioni a conclusione di un grande evento radio
Ogni anno mi dico che -forse- è bene evitare lo stress facendo da attivatore al World Wide Award perché questo mese di gennaio non è un semplice diploma ma è una vera prova di resistenza psicofisica che trasforma una tranquilla stazione radio nell'epicentro di un «terremoto elettromagnetico»... Ma, alla fine, questo evento è una festa e ci partecipo volentieri... e, questa volta, a conclusione dell'evento, voglio raccontarlo un po` a modo mio, lasciando da parte le belle parole e raccontando un po` di quel «lato oscuro» di questa piacevole e partecipata competizione...
Trentuno giorni di clausura volontaria davanti ad un tasto telegrafico possono fare brutti scherzi alla percezione della realtà, specialmente quando ti ritrovi dall'altra parte della barricata come attivatore del World Wide Award, un diploma, voglio ricordarlo, organizzato dagli ideatori e gestori della bella e conosciuta piattaforma HamAward che ho avuto il piacere di ospitare in questo podcast. Al netto di questo, operare con il nominativo II7WWA in telegrafia non è stata, per me, solo una prova di resistenza fisica, ma una vera e propria «immersione antropologica» in un microcosmo di punti e linee dove il silenzio è un lusso e il caos, purtroppo, è la norma. Con 6.154 QSO messi a log, posso dire di aver sentito davvero di tutto: dai segnali celestiali, che sembrano sussurrati dagli angeli, fino alle «cacofonie» più imbarazzanti prodotte dalla mano dell'uomo.
Pile-up e insicurezze
Il ritmo di questa «battaglia di radiofrequenza» è scandito dal pile-up, quella muraglia di suoni sovrapposti che farebbe impallidire anche un direttore d'orchestra d'avanguardia. In questo «mare magnum» di strane intonazioni, il primo esemplare umano a far parlare di sé è sempre «l'Insicuro», una creatura tormentata dal dubbio esistenziale. Nonostante tu gli risponda con precisione chirurgica ripetendo correttamente il suo nominativo, lui decide che la prudenza non è mai troppa e te lo restituisce altre tre volte, come se stesse cercando di convincere sé stesso di essere davvero lì, presente nell'etere, sulla tua stessa frequenza. Ma il vero erede al trono del dubbio è «l'Insicuro 2.0»: lo hai appena congedato con un cordiale 73 e lui, colto da un'improvvisa amnesia telegrafica, si ripresenta dopo cinque minuti per farsi mettere di nuovo a log. Ecco, ora lo visualizzo meglio: è il classico tipo di persona che torna a casa tre volte per controllare se ha spento il gas... solo che, adesso, lo fa via radio e davanti a mezzo mondo in attesa!
Eppoi, mentre cerchi di mantenere una velocità di crociera degna di un professionista, ecco che appare lui, il «Lento Lumaca». La sua manipolazione è così faticosa ed incerta che ti sembra di vedere il povero tasto telegrafico implorare pietà sotto il peso di una mano che non trasmette segnali, ma sofferenza. In quei momenti, ti verrebbe voglia di fondare un'associazione per la protezione degli apparati radio e dei tasti telegrafici... Ma la vera poesia del trash radioamatoriale viene toccata dallo «Scemo del Villaggio Globale», quel genio incommensurabile che decide di accordare il suo amplificatore lineare proprio sulla tua frequenza. È colui che gli anglofoni definiscono... «Idiot Tuning»: il suo fischio continuo ed arrogante annulla qualsiasi conversazione, brucia ogni segnale, disgrega i QSO, un po' come se qualcuno decidesse di accordare un trombone durante un funerale di stato.
Il bullo, lo scemo e il bradipo
Ed in questa orrenda parata non mancano neanche i «bulli dell'etere», quelli che preferisco definire «i Carri Armati». Questi operatori non chiedono certo il permesso: entrano in frequenza con una potenza tale da polverizzare i segnali più deboli che stavi faticosamente cercando di decifrare e scaricano addosso ai tuoi timpani un intero caricatore con il loro nominativo. Sono convinti che la legge del più forte regni sovrana e, onestamente, cedi alla violenza e fai il collegamento solo per toglierteli dalle orecchie, sapendo che altrimenti rimarrebbero lì a schiacciare chiunque come un rullo compressore sino a quando il tuo ricevitore non chiede asilo politico altrove. A far loro eco spesso trovi lo «Scemo 2.0», un automa che risponde «599» a ogni singolo passaggio della stazione attivatrice, come un pappagallo elettronico che ha trovato nel tasto telegrafico il suo unico sfogo ricreativo.
E proprio mentre cerchi di riprendere fiato, arriva «l'Impaziente»: è quel passante distratto che si è appena affacciato in frequenza e, non avendo voglia di aspettare tre secondi per capire chi tu sia, inizia a sparare punti interrogativi a raffica come se volesse rimproverare la stazione attivatrice di non gridare il nominativo ad ogni respiro del tasto. E che dire di quello che, mentre stai andando alla grande, a velocità di 150 o 200 caratteri al minuto, ti digita, lento come un bradipo con i reumatismi, QRS! QRS! perché non ce la fa proprio a starti dietro ma, ovviamente, non ha neanche desiderio di esercitarsi in telegrafia per evitare di fare quella figura di menta che sta appunto facendo battendo QRS...
Il Capofamiglia
E la «galleria degli orrori» si chiude trionfalmente con quello che chiamo il «Capo Famiglia». E questo lo riconosci subito: è un operatore dotato di una spiccata propensione per l'illegalità creativa o, forse, per la gestione di un intero condominio di radioamatori. Una volta ottenuto il contatto, inizia una sfilza di chiamate infinita: dopo il suo, passa il nominativo della moglie, poi quello del figlio, poi dell'amico che fa i diplomi con lui e, probabilmente, anche il nominativo dell'amante e del coniuge tradito. La velocità è identica, la nota del segnale è la stessa, ma lui insiste con una faccia tosta che quasi meriterebbe un premio alla carriera... se solo ci fosse per darglielo... in faccia, ovviamente...
In conclusione, alla fine di questi 31 giorni, guardando quel numero incredibile di QSO, mi rendo conto che la telegrafia non è solo «un codice», ma lo specchio dell'anima umana: un'anima a volte eroica, spesso eccentrica e, in certi casi, felicemente senza speranza...
Ma non finisce qui!
Ma quanto ho raccontato sinora non è tutto! Perché le novità, davvero, non mancano e, alla fine, possiamo davvero dire che il rumore di fondo dell'etere non è più quello di una volta... perché quest'anno, nel bel mezzo della mischia dell'edizione 2026 del WWA, è apparsa «lei».
Si presentava con un nominativo dell'Europa dell'est, un prefisso che profumava di steppa e di neve, ma la sua voce era «diversa». Non aveva quella grana ruvida di chi ha passato la notte sveglio a affinare filtri e regolare accordi, né aveva l'affanno di chi deve rispondere a tre chiamate al minuto. Era una voce di seta, quasi una carezza digitale che scivolava tra le frequenze con la precisione di un chirurgo. Interpretava i nominativi più disturbati con capacità sovrumana e rispondeva ad ogni cacciatore con un tempismo che faceva sembrare i veterani del radiosport dei principianti.
All'inizio, in molti, avranno pensato ad una nuova bionda promessa del radiantismo dell'est, finché il sospetto non iniziò a serpeggiare tra le antenne dei partecipanti: quella «donna» non prendeva mai un caffè, non si schiariva la voce e, soprattutto, non perdeva mai la calma davanti a un operatore incapace. In effetti, quella donna, non era neanche una donna... Era un'Intelligenza Artificiale! Un algoritmo vestito di algoritmi che masticava decibel e sputava conferme di collegamento con la freddezza di un killer ed una precisione disarmante!
E mentre la classifica del WWA vedeva questa entità scalare le vette a colpi di centinaia di contatti l'ora, la comunità radioamatoriale entrava in crisi esistenziale... Se un software può fare «contest» meglio di un essere umano, dove andremo a finire? Finiremo forse a guardare due server che si scambiano rapporti di ricezione alla velocità della luce mentre, noi «umani», torniamo a giocare con i segnali di fumo solo per sentirci ancora vivi?
Ma il vero dilemma, quello che, probabilmente, toglierà il sonno ai giudici di gara, non riguarda la tecnica, bensì il podio. Se quella «suadente voce binaria» avesse sbaragliato la concorrenza, a chi sarebbe andata la prestigiosa targa in ottone? Alla IA, che non ha una mensola dove esporla ma solo una cache da svuotare? O al suo «proprietario», un geniale OM smanettone che ha preferito programmare un rimpiazzo piuttosto che sacrificare il proprio sonno e la propria voce a questa manifestazione mondiale?
Personalmente, sono fiducioso: il radioamatore è smanettone per natura ed ama giocare con la tecnologia e davvero non mi rassegno a quel futuro ormai vicino in cui l'uomo accende la radio, l'IA fa il lavoro sporco e l'unica cosa che resta da fare al «proprietario» è spolverare il trofeo vinto da quell'altro che non non si vede e non ha nemmeno un corpo, non si stressa e non si affatica...
Podcast di XJA: l'episodio di questa pagina!
Ed ecco il nuovo episodio del Podcast di XJA; come sempre è disponibile sul mio canale spreaker.com con il numero 72:
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