Radiochiacchiere: Onde e vibrazioni

Parliamo di accordi musicali con Luca, IU2RPQ

Il mistero dell'accordo a 440 o 432 hz!

Ci sono argomenti nella passione per la radio che, spesso, si ammantano di mistero... e, tra i misteri forse meno spiegati ci sono i fenomeni di propagazione e le influenze che il sole esercita su di essi.

Ma, nelle onde radio, non mancano fenomeni di riflessione che sono sono tipici delle onde sonore e che anche sulle frequenze radio generano eco e riverberi...

Pertanto, credo che esista una linea sottile che unisce le vibrazioni dell'etere alle vibrazioni dell'aria, un tratto d'unione che lega i fenomeni delle radiofrequenze a quelli del suono.

Per non parlare, poi, del mistero intorno ai 432 o 440 Hertz usati per accordare gli strumenti musicali: roba da far venire il mal di testa!

Per cercare di farmelo passare, ho coinvolto in questo episodio un caro amico, musicista, radioamatore e speaker: Luca, IU2RPQ e, con lui, cerco di affrontare questo problema!

Il mio settantesimo episodio!

In questo settantesimo episodio del Podcast di XJA tratto un argomento un po` diverso dal solito... e con me c'è Luca, IU2RPQ, che mi accompagna in un viaggio affascinante attraverso la storia dell'accordatura musicale. Lo so, non è propriamente un argomento da radioamatori, ma in fondo noi operatori radio lavoriamo costantemente con le frequenze... pertanto che siano i 7 MHz della banda dei 40 metri o i 440 Hz del LA di un pianoforte, o la nota del nostro codice Morse, poco importa... Ammicco

1 E, a beneficio mio e di quanti ascolteranno questo episodio, ho voluto partire proprio dall'inizio. Ed ecco la prima domanda per Luca IU2RPQ: Quando si parla di musica, si sentono termini del tipo «scala musicale», «note», «accordatura»... ma cosa significa esattamente tutto questo? Voglio dire, come è venuta l'idea di organizzare i suoni in una «scala»?

Ottima domanda per iniziare! Allora, immagina di suonare una corda di una chitarra o di qualsiasi altro strumento. Produce un suono... Ora, se accorci quella corda esattamente della metà, ottieni un suono che è perfettamente consonante con il primo, ma più acuto. Questo è quello che chiamiamo «ottava». È qui che entra in gioco Pitagora, nel VI secolo avanti Cristo. Lui e la sua scuola scoprirono che i suoni più gradevoli all'orecchio corrispondevano a rapporti matematici semplici tra le lunghezze delle corde. Per esempio, un rapporto di 2:1 dava l'ottava, 3:2 dava la quinta, e così via. Da queste osservazioni, Pitagora costruì la prima scala musicale basata su principi matematici, dividendo l'ottava in intervalli usando sempre rapporti di quinta. Era un approccio rivoluzionario perché dimostrava che la musica non era solo arte, ma anche matematica e armonia cosmica. La scala pitagorica funzionava bene per certi aspetti, ma aveva dei limiti quando si provava a suonare in diverse tonalità, perché alcuni intervalli risultavano un po' «stonati». Questo problema ha accompagnato i musicisti per secoli, fino a quando non si è trovata una soluzione più pratica.

2 Interessante questa connessione tra matematica e musica! Però, a questo punto, la domanda viene da sola: come si è passati da questa «scala pitagorica» alle note che conosciamo oggi? Ma, soprattutto, visto che le note sono 12 e non soltanto 7 come di solito si crede, cosa sono esattamente questi diesis e bemolli?

Ecco, questo è il cuore della questione! La scala pitagorica era basata su rapporti matematici puri, ma quando i musicisti hanno iniziato a comporre musica più complessa, che passava da una tonalità all'altra, si sono accorti che alcuni intervalli non funzionavano bene. Nel Rinascimento si è sviluppato il cosiddetto «sistema temperato» o «temperamento uguale» - che è quello che usiamo oggi. In pratica, l'ottava viene divisa in dodici parti esattamente uguali, come dodici gradini di una scala. Ogni gradino si chiama «semitono». Ora, i diesis e i bemolli sono semplicemente il modo di nominare queste note intermedie. Se partiamo dal DO e saliamo di un semitono, possiamo chiamare quella nota DO diesis, oppure, se la pensiamo come un semitono sotto al RE, la chiamiamo RE bemolle. Nel sistema temperato moderno, è la stessa identica nota con due nomi diversi a seconda del contesto musicale! Ma qui c'è una curiosità: nei sistemi di accordatura più antichi, come quello pitagorico o nel temperamento mesotonico usato nel Rinascimento, un diesis e il suo bemolle era ennarmonico - come DO diesis e RE bemolle - erano effettivamente due note leggermente diverse! La differenza si chiama «comma» ed è piccola ma percepibile. Il sistema temperato è stato un compromesso geniale: ha sacrificato un po' della purezza matematica pitagorica e ha «fuso» insieme diesis e bemolli per permettere ai musicisti di suonare in qualsiasi tonalità senza problemi. Bach lo celebrò componendo «Il clavicembalo ben temperato», una collezione di pezzi in tutte le 24 tonalità possibili, dimostrando così la versatilità di questo sistema.

3 Quindi abbiamo le nostre dodici note ben temperate e, soprattutto, correttamente accordate. Però, a questo punto, mi sorge spontanea un'altra domanda: per «accordare» uno strumento, chi ha deciso che il LA deve essere a 440 Hertz? Ma, soprattutto, cosa significa esattamente questa misura?

Ah, questa è una storia davvero curiosa! Come sappiamo gli Hertz misurano la frequenza, cioè quante volte al secondo vibra una corda nell'aria. In pratica, 440 Hz significa che il LA, in quella ottava, vibra 440 volte al secondo. Ora, per secoli non c'è stato uno standard universale. Ogni regione, ogni teatro, ogni orchestra aveva la propria accordatura! A Venezia si accordava più alto che a Roma, a Parigi diversamente che a Londra. C'era un caos totale. I cantanti d'opera diventavano matti perché dovevano adattarsi ogni volta, e gli strumenti costruiti per un'accordatura non funzionavano bene con un'altra. Pensa che gli organi delle chiese rappresentavano un problema enorme! Essendo strumenti fissi, monumentali, costruiti nelle cattedrali e nelle basiliche, ogni organo veniva accordato secondo le usanze locali del momento della sua costruzione. Alcuni organi italiani del Rinascimento erano accordati intorno ai 465 Hz, quelli tedeschi potevano essere a 480 Hz o anche più alti, mentre certi organi francesi stavano più bassi, intorno ai 390-400 Hz. Immagina un compositore che scriveva musica per organo: doveva quasi riscrivere i pezzi a seconda della chiesa dove si trovava! E se un organista viaggiava, doveva letteralmente reimparare le diteggiature perché le note non corrispondevano più. Alcuni di questi organi storici esistono ancora oggi e quando vengono restaurati si rispetta l'accordatura originale, creando uno spaccato affascinante della storia musicale. Nel 1700 e 1800 c'è stata una vera «guerra» dell'accordatura. La tendenza era verso frequenze sempre più alte, perché si pensava che un suono più acuto fosse più brillante ed emozionante. Si arrivò anche a 450 Hz in alcuni teatri! Ma questo era devastante per gli strumenti e le voci.

A chi appartiene la mano che mi accorda la chitarra?

4 Ma guarda che situazione! Pensa: qui nel Salento ci fu una famiglia di organari Austriaci, i Kircher, che stabilirono a Gallipoli, tra il 600 ed il 700, una importante fabbrica di organi per chiese... e tre di questi suonano ancora benissimo! Sarebbe bello capire se usassero l'accordatura austriaca o napoletana... Al netto di questo, immagino che, ad un certo punto, qualcuno abbia cercato di mettere ordine in questo caos, giusto?

Esattamente! È proprio in questo contesto che Giuseppe Verdi prese una posizione molto netta. Nel 1884, Verdi scrisse una lettera aperta alla Commissione Musicale del Governo Italiano, definendo l'innalzamento dell'accordatura una vera e propria «piaga» per la musica. Lui sosteneva fermamente l'accordatura a 432 Hz, che chiamava «diapason scientifico» o «diapason filosofico», basandosi su studi francesi dell'epoca. In particolare, Verdi faceva riferimento agli studi condotti in Francia a metà Ottocento, dove nel 1859 il governo francese aveva adottato ufficialmente il LA a 435 Hz come standard nazionale, chiamato «diapason normal». Questo valore era stato scelto dopo ricerche di fisici e acustici francesi che avevano cercato di trovare una frequenza che fosse sia scientificamente razionale che fosse praticamente utilizzabile da tutti. Gli studi consideravano la temperatura ambiente, le proprietà fisiche degli strumenti a fiato, e anche la comodità per le voci umane. Verdi riteneva che 432 Hz fosse ancora meglio del 435 francese, più vicino a quello che lui definiva un «diapason matematico» basato sul DO centrale a 256 Hz - una potenza di 2, quindi matematicamente «pura». Verdi era convinto che frequenze più alte rovinassero le voci dei cantanti e snaturassero il carattere delle composizioni. Diceva che l'innalzamento continuo dell'accordatura era dettato solo dalla vanità e dalla ricerca di effetti superficiali, non dalla vera musica. La sua battaglia fu così intensa che riuscì a far passare una legge in Italia che raccomandava il LA a 432 Hz, ma purtroppo questa legge non fu mai applicata universalmente. La svolta definitiva arrivò nel 1939, a Londra, durante una conferenza internazionale, dove finalmente si stabilì il LA a 440 Hz come standard mondiale. Questa scelta fu poi ratificata dall'ISO, l'Organizzazione Internazionale per la Standardizzazione, nel 1955. Era un compromesso ragionevole: non troppo alto da stressare voci e strumenti come temeva Verdi, ma nemmeno così basso come lui avrebbe voluto. Però, ed è interessante notarlo, ancora oggi molte orchestre non seguono rigidamente questo standard! Ecco perché vediamo sempre il rituale dell'accordatura prima di un concerto... Alcune orchestre sinfoniche, specialmente quelle europee, preferiscono accordare leggermente più alto, a 442 o addirittura 443 Hz, perché trovano il suono più brillante e penetrante. La Filarmonica di Vienna, per esempio, spesso suona a 443 Hz. Altre, soprattutto quelle che lavorano con strumenti barocchi o musica antica, accordano più basso, anche a 415 Hz! Quindi, nonostante esista uno standard internazionale, c'è ancora una certa libertà interpretativa. È un po' come noi radioamatori: abbiamo le nostre bande assegnate, ma poi ognuno ha le sue frequenze preferite dove sa di trovare certi amici o certe condizioni migliori!

5 Insomma, da quanto mi dici, va bene lo standard a 440 Hz ma poi, alla fine, ognuno si regola come crede... Però, ho sentito dire, che le vibrazioni influenzano la nostra vita in meglio o in peggio... E siccome parliamo proprio di «vibrazioni musicali» c'è del vero nella storia del benessere associato al 432 Hz, oppure è una semplice suggestione?

Questa è la domanda da un milione di dollari! Vedi, la verità sta probabilmente nel mezzo. Da un lato, non ci sono studi scientifici rigorosi e conclusivi che dimostrino che il 432 Hz abbia proprietà terapeutiche o sia oggettivamente «più naturale» del 440. Ci sono diverse teorie matematiche che si possono trovare su internet – tipo che il 432 sia legato alla sezione aurea o alle piramidi... ognuno può pensare un po' a quello che vuole... Però, dall'altro lato, non possiamo ignorare che la musica ha effetti reali sul nostro benessere psicofisico, indipendentemente dalla frequenza base. E se qualcuno trova che la musica a 432 Hz lo rilassi di più, chi siamo noi per dirgli che si sbaglia? Potrebbe essere un effetto placebo, certo, ma gli effetti placebo sono comunque effetti reali! Quello che è importante capire è che la qualità della musica, la sua composizione, l'interpretazione, il contesto in cui l'ascoltiamo – tutto questo conta molto di più della differenza tra 432 e 440 Hz. È un po' come il dibattito tra vinile e digitale: c'è chi giura che il vinile suoni «più caldo», e forse ha ragione per come lui lo percepisce, anche se le misurazioni tecniche dicono altro. L'esperienza soggettiva della musica è complessa e personale. Quello che posso dire è che sperimentare con diverse accordature può essere interessante e arricchente, ma senza farsi trascinare in territori esoterici o prese di posizione.

6 Capisco benissimo. Qualcuno associa al relax i 432 Hz e stimolo ed agitazione ai 440... Un po` come partire in auto, fare 50 km con la radio accesa e accorgersi che, da calmo che eri, sei arrivato a destinazione nervoso e irascibile... Poi spegni la radio e ti rendi conto che era lei a darti nervosismo... Scherzi a parte, Luca, vediamo la cosa dal punto di vista pratico: oggi, un musicista, può davvero scegliere di accordare a 432 Hz invece che a 440? Ci sono implicazioni pratiche?

Assolutamente sì, può farlo! Con la tecnologia moderna è facilissimo. Praticamente tutti gli accordatori elettronici digitali permettono di cambiare la frequenza di riferimento. Basta impostare 432 invece di 440 e sei a posto. Molti software di produzione musicale permettono di trasporre intere tracce di pochi Hz senza problemi. Però ci sono delle considerazioni pratiche importanti. Primo: se suoni da solo o registri in studio, nessun problema. Puoi accordare come vuoi. Ma se devi suonare con altri musicisti o con un'orchestra, devi usare lo standard comune, altrimenti è un disastro! Secondo: gli strumenti a fiato, in particolare, sono costruiti per funzionare ottimamente a 440 Hz. Se li accordi più bassi, l'intonazione tra le diverse note può risultare leggermente compromessa. Terzo: se vuoi suonare insieme a registrazioni esistenti o basi preregistrate, queste sono quasi sempre a 440 Hz. In sintesi, il 432 Hz è una scelta possibile e legittima, specialmente per progetti solisti o sperimentali, ma il 440 Hz rimane lo standard universale per buone ragioni pratiche. È interessante notare che alcuni artisti anche oggi hanno iniziato a pubblicare le loro musiche in entrambe le versioni, 440 e 432, per permettere agli ascoltatori di scegliere. Un gruppo fra tutti? i Coldplay che hanno rilasciato alcune tracce del loro album in versione 432 Hz su piattaforme come YouTube. inoltre su Spotify e YouTube si trovano intere playlist dedicate a versioni «retuned» a 432 Hz di brani famosi, dalle sinfonie di Mozart ai pezzi dei Pink Floyd. È un fenomeno interessante: la tecnologia digitale ha reso facilissimo fare questo tipo di conversione, così gli ascoltatori possono fare il proprio esperimento e decidere quale versione preferiscono. È un po' come offrire un film sia nella versione cinematografica che in quella del regista!

7 Interessante... A questo punto, il nervosismo in auto di prima era dovuto al fatto che avevo beccato i brani tutti a 440 Hz! Ovviamente continuo a scherzare, Luca, ma permettimi un'ultima domanda per concludere questo nostro viaggio attraverso le frequenze. Guardando indietro da Pitagora fino a oggi, qual è la lezione più importante che possiamo trarre da questa storia dell'accordatura?

Io credo che la lezione fondamentale sia che la musica è un perfetto esempio di come arte, scienza e convenzione sociale si intrecciano in modo inscindibile. Pitagora ci ha insegnato che c'è una matematica nell'armonia, una logica nei suoni che ci piacciono. Ma poi la storia ci ha mostrato che quella matematica perfetta doveva essere «temperata», addolcita, trovare un compromesso per creare qualcosa di più flessibile e utilizzabile. Ed è importante sottolineare che il temperamento è principalmente una convenzione della musica occidentale! Se guardiamo alle tradizioni musicali asiatiche, per esempio, troviamo sistemi completamente diversi. La musica classica indiana usa il sistema dei raga, che prevede microtoni e intervalli che non esistono nel nostro sistema temperato. La musica araba tradizionale divide l'ottava in 24 quarti di tono invece dei nostri 12 semitoni. La musica gamelan indonesiana usa scale pentatoniche con accordature che variano da un'orchestra all'altra, e questa varietà è considerata una ricchezza, non un problema! Anche in Cina e Giappone le scale tradizionali sono costruite su principi diversi dai nostri. Questo ci ricorda che non esiste «la» scala musicale universale, ma tanti sistemi musicali, ognuno con la propria logica e la propria bellezza. Il nostro temperamento ha permesso alla musica occidentale di svilupparsi in un certo modo, ma ha anche sacrificato certe sfumature espressive che altre culture hanno mantenuto. E infine, la scelta del 440 Hz ci ricorda che anche nella musica, che consideriamo l'arte più universale e spirituale, servono standard pratici condivisi, almeno all'interno di una tradizione culturale. Non esiste «la» frequenza perfetta in senso assoluto, così come non esiste «la» scala perfetta. Il 432 Hz non è magicamente superiore al 440, così come il 440 non è oggettivamente migliore del 435 che usava Verdi, o dei sistemi microtonali della musica araba. Sono scelte, convenzioni, che hanno senso in un contesto storico e culturale specifico. Quello che conta davvero è la capacità della musica di emozionarci, di connetterci con gli altri, di esprimere quello che le parole non riescono a dire. E questo succede in ogni cultura, con ogni sistema di accordatura! Forse la vera armonia non sta in un numero specifico di Hertz o in una particolare divisione dell'ottava, ma nella nostra capacità di restare aperti, curiosi, di sperimentare senza dogmatismi, e di apprezzare la diversità delle espressioni musicali nel mondo. Pitagora sarebbe probabilmente affascinato dai dibattiti moderni sul 432 Hz e dalle scale microtonali orientali, ma ci ricorderebbe anche che la musica è molto più della somma delle sue frequenze. È vibrazione, energia, emozione, cultura. E quella non si misura solo in Hertz, ma si vive nell'esperienza di chi la crea e di chi l'ascolta.

8 Questo viaggio nelle «frequenze sonore» è stato davvero estremamente interessante e molto piacevole ma, soprattutto, dimostra che il mondo della radio è così vasto che crea collegamenti importanti con settori che, spesso, consideriamo estranei alla nostra passione... Ti ringrazio, Luca, per aver condiviso le tue conoscenze musicali!

Grazie a te Franco, e grazie a tutti gli ascoltatori. Continuate a godervi la musica, a qualsiasi frequenza! 73!

Ed ora, l'episodio del Podcast di XJA

Per le «Radiochiacchiere» del Podcast di XJA, ho posto le domande precedenti all'amico Luca, IU2RPQ.

Come al solito, anche questo 70.mo episodio è disponibile sia sulla piattaforma Spreaker.com (ed anche su tutte le altre piattaforme podcast...):

Ascolta "Episodio 70, Radiochiacchiere: Onde e Vibrazioni, con Luca, IU2RPQ" su Spreaker.

e sulla mia apposita playlist su YouTube; approfitto, come sempre, per rammentare qui il mio canale video https://www.youtube.com/@ik7xja: